mercoledì 16 marzo 2011

Bengasi sotto assedio

Gheddafi bombarda la capitale della Resistenza. Dove intanto però ci si prepara a costruire il nuovo Stato. Il reportage della nostra inviata
(03 marzo 2011)
L effige di Muammar Gheddafi viene bruciata durante una manifestazione a Tripoli L'effige di Muammar Gheddafi viene bruciata durante una manifestazione a TripoliA Bengasi non si lavora solo per cacciare il tiranno ma si sta anche creando il nuovo volto della Libia. Nei corridoi e nelle aule della palazzina del tribunale i "topi" e gli "scarafaggi", come li ha chiamati Muammar Gheddafi, stanno provando a trasformarsi in cittadini. Per farlo dovranno liberare anche Tripoli, decidere che tipo di Repubblica diventare, redigere una Costituzione condivisa dalla maggioranza dei sei milioni di cittadini e stabilire le qualità morali e professionali che i nuovi leader dovranno possedere per essere scelti con libere elezioni. Nel farlo sarà imperativo riuscire a superare le divergenze tra clan e grandi famiglie che costituiscono l'unico tessuto sociale relativamente stabile in un territorio sottoposto da secoli alla dominazione di stranieri o tiranni. Se dovessero fallire, il rischio è la lacerazione del territorio in mini califfati nei cui interstizi potrebbero trovare rifugio gli estremisti islamici.

Per il momento entusiasmo e dedizione verso il "progetto-nazione" non mancano. "Non ho mai sperato né sognato di trovarmi in questa posizione", spiega seduto su una panca di un'aula del tribunale, occhi chiari su barba bianca ben curata, Sal El Ghazal, il capo dei 14 uomini che formano il Consiglio cittadino di Bengasi, il nucleo di potere che ha preso in mano la gestione della città e sta aiutando anche nel coordinamento dei consigli degli altri centri liberati: "Ho settant'anni e mi comporto come se ne avessi trenta. La mia vita è cominciata daccapo". Mentre parla un giovane vestito in abiti tradizionali, la shanna, il cappello di lana rossa, calcata in testa e la barba nera a toccargli il petto, si avvicina e chiede udienza. � stato inviato dallo sceicco del clan Al-Awagir a offrire sostegno al consiglio di Bengasi.

In cambio non chiede una quota del potere ed El Ghazal, ex militare spedito per anni in carcere e più tardi diventato un piccolo costruttore edile, sorride. "Non bisogna mai smettere di sperare", aggiunge. A tradurre le sue parole ha chiamato Essam Gheriani, un manager libico che per due decenni ha vissuto negli Stati Uniti e adesso è il portavoce del nuovo governo per la stampa estera. La moglie di Gheriani, Salwa Bougaigis, che ha studiato anche lei in Inghilterra e negli Stati Uniti e non porta l'hijab, è un avvocato divenuto membro del Consiglio rivoluzionario. La sorella di Salwa, Imam, di professione faceva invece l'ortodontista ma ora confessa che il suo sogno è la politica. "Voglio partecipare alla ricostruzione del Paese", spiega mentre le brillano gli occhi sotto un caschetto di capelli sale e pepe. Ed è proprio in questo incontro di saggezza antica e urgenze moderne, di elementi occidentali e arabi, di leggi ataviche e imperativi imposti dalla globalizzazione, la chiave per trovare i personaggi e le conoscenze che permetteranno di costruire la nuova Libia, partendo da zero o poco più

1 commento:

  1. Meno male che ogni tanto il blog lo controllo avevo fatto un brutto errore di ortografia

    RispondiElimina